{"id":80,"date":"2014-08-27T20:44:36","date_gmt":"2014-08-27T18:44:36","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/carmelopirrera\/?p=80"},"modified":"2014-09-11T02:31:49","modified_gmt":"2014-09-11T00:31:49","slug":"il-fascino-delle-ipotesi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/carmelopirrera\/2014\/08\/27\/il-fascino-delle-ipotesi\/","title":{"rendered":"IL FASCINO DELLE IPOTESI"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #ff0000;\">IL FASCINO DELLE IPOTESI<\/span><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: left;\">di Carmelo Pirrera<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riproporsi di una \u201cquestione omerica\u201d ci induce ad alcune considerazioni tra le quali, non ultima, quella che il poema, l\u2019Odissea, \u00e8 il prodotto di una civilt\u00e0 tanto diversa e distante dalla nostra per cui i nostri mezzi e i nostri criteri sono inadeguati. Nuove ed affascinanti ipotesi si affacciano ed hanno tutte la stessa legittimit\u00e0. Esse si muovono nel rispetto della struttura elementare del poema che si costituisce attorno ai temi dell\u2019attesa, del ritorno e della vendetta creando attorno a tali elementi nuove interpretazioni e nuovi significati. Le molte traduzioni, d\u2019altra parte, hanno avvicinato di volta in volta il poema e il suo spirito allo spirito dei lettori destinatari del racconto e cos\u00ec si hanno con Livio Andronico che tradusse l\u2019Odissea per i latini gi\u00e0 nel III sec. a.C., le prime varianti nella nomenclatura per cui la Musa sar\u00e0 Gomena. Kronos sar\u00e0 Saturno e Moira sar\u00e0 la Morte. Lo schiavo greco non nasconde lo sforzo per esprimere con forma latina e con spirito romano quello che era il mistero e il mondo dei miti omerici. Lo stesso accadr\u00e0 in ogni traduzione nei vari paesi e nei secoli, sicch\u00e9 la fioritura di traduzioni. anche pregevoli, dell\u2019et\u00e0 neoclassica ci offre assieme al racconto omerico un\u2019idea della temperie culturale della societ\u00e0 al quale esso \u00e8 destinato, per non dire delle versioni pittoriche che risentono tutte della grande lezione pittorica del Rinascimento, quasi che il poema, come un grande specchio attraversasse le vie del mondo e che gli elementi della nostalgia, dell\u2019attesa e della vendetta fossero vissuti nei secoli che ne reinterpretavano l\u2019umana sostanza, poich\u00e9 il poema, pure col generoso concorso della divinit\u00e0 che assume sembianze umane, narra errori, speranze e limiti umani. E\u2019 con Ulisse, infatti, con questo eroe, ultimo a tornare dalla lunga guerra contro Troia, che si chiude il periodo eroico: \u201cDopo Odisseo comincia la vita senza eroi, dove le storie non accadono esemplarmente ma si ripetono e si raccontano. Ci\u00f2 che accade \u00e8 la mera storia\u201d osserva Roberto Galasso in un libro che viene ancora una volta a testimoniare la presenza del mondo dei miti nel nostro tempo, in gran parte della narrativa e della poesia di contemporanei, e non soltanto per dare nomi ad atteggiamenti psichici o a categorie di destino. Una recente traduzione in prosa di Giuseppe Tonna (Garzanti 1986) condotta sul testo critico di Thomas W. Alien (Oxford 1938), sorprende quanti hanno conosciuto l\u2019Odissea nella pur pregevole traduzione di Ippolito Pindemonte ( e siamo la maggioranza degli italiani) per un diverso, dimesso linguaggio, pi\u00f9 proprio ad una civilt\u00e0 primitiva e pi\u00f9 proprio ad un libro che documenta la fase finale del medioevo ellenico, che precede, cio\u00e8, il costituirsi dell\u2019aristocrazia che assumer\u00e0 il potere nelle citt\u00e0-stato arcaiche. Siamo ancora difronte ad una traduzione, ma si tratta di una traduzione in prosa dove si pensa siano state evitate le insidie della lingua epica che notoriamente \u00e8 prodotto di grande artificialit\u00e0, lontana dalla lingua parlata e dalla necessit\u00e0 della parola. Attesa, ritorno e vendetta anche qui vi si compaiono e ci lasciano, infine, un Ulisse consegnato ad una incredibile sorte sedentaria dalla quale sar\u00e0 Dante a trarlo, a beneficio suo e nostro: \u201cO frati, dissi, che per cento miglia \/ perigli siete giunti all\u2019occidente \/ a questa tanto spicciola vigilia \/ de\u2019 vostri sensi, ch\u2019\u00e8 del rimanente \/ non vogliate negare l\u2019esperienza \/ di retro al sol, del mondo senza gente. \/ Considerate la vostra semenza \/ fatti non foste a viver come bruti \/ ma per seguire virtute e conoscenza\u201d. Navigare: l\u2019Ulisse dantesco non si sottrae a questo imperativo che nell\u2019inferno degli inganni e delle frodi acquista la solennit\u00e0 di un comandamento; e bisogna navigare anche se la promessa ultima non \u00e8 promessa di gloria, non \u00e8 il vello d\u2019oro che \u00e8 stato premio alle fatiche degli Argonauti, ina una umanissima fine con tanta testimonianza di oceani in un vorticare di tutte le nacque, che assume il significato di una congiunzione di punti estremi, la conciliazione della libert\u00e0 dell\u2019uomo nel suo fato. Sono lontane da questa fine le donne dell\u2019Ade che insieme tessono, con il loro racconto, la trama intrigata delle genealogie, delle faide ricorrenti, dei nomi che si ripetono c si somigliano, degli stupri divini; la presenza del dio che abitava la pietra, il serpente e la fonte \u00e8 presenza improbabile, a raccontarla cos\u00ec potrebbe sembrare ed \u00e8 una comune storia di mare, di quelle che il mare ha suggerito C cullato prima clic venisse Omero: una morte per acqua, come ne ricorder\u00e0 T. S. Eliot in tempi recenti. E molte ne dovettero esser narrate di storie nei vari porti mediterranei da aedi e cantastorie che le portarono in giro, aggiungendo o togliendo qualcosa, ira genti sedentarie che vivevano per un\u2019ora l\u2019imprestito di una avventura per poi tornare alle fatiche della terra. C\u2019\u00e8 chi pensa clic, addirittura, si trattasse di un \u201cgenere1\u2018 dove il viaggio e la vendetta fossero motivi assai frequentati e che di volta in volta all\u2019eroe \u201ccantato\u201d si attribuissero gesta di altri eroi forse vissuti in altri luoghi, forse vissuti in nessun luogo. Pi\u00f9 di un poeta medievale, del resto, si \u00e8 inventali viaggi nel mondo a venire; pi\u00f9 di un poeta del Quattro e del Cinquecento ha cantato le prodezze di Orlando. Le nuove ipotesi, come si \u00e8 detto, non mancano di fascino ne va scordalo, pure ammettendo una possibile pluralit\u00e0 di Odisseo, che nel testo pervenutoci spesso i farti non collimano, i ricordi non sono precisi c che agli studiosi non sfuggono certe incongruenze come non sfuggono all\u2019esame fi-lologico talune parti concepite in funzione di \u201craccordo\u201d. Ma le indicazioni geografiche \u2013 sostenevano gli studiosi \u2013 potevano essere trasmesse senza difficolt\u00e0. Oggi, invece, tali indicazioni vengono discusse, lo scenario \u00abrii sposta ad ovest grazie a singolari coincidenze, mentre in una lacerne versione ampiamente commentata. Aurelio Privitela assicura che l\u2019itinerario di I lissc. lungi da fare indicazioni geografiche da \u201ctrasmettere senza difficolt\u00e0\u201d, sarebbe uno scarabocchio: Il viaggio non esiste. Ulisse va da Occidente a Oriente: (il suo) \u00e8 un muoversi pendolare e simbolico da qualcosa che \u00e8 positivo a qualcosa che \u00e8 negativo. A seguirlo ci si perde, perch\u00e9 \u00e8 lui n perdersi. 11 viaggio si compie in luoghi che servono alla sua conoscenza interiore. Anche questa e ipotesi che acquista diritti di fronte al mistero; riferimenti ed indirai si con contraddicono e annullano il pi\u00f9 grande dei poemi che tratta di una storia di mare potrebbe essere stato scritto da uno che il mare mai aveva veduto, pur inventando per esso mille aggettivi; ma che forse non aveva ocelli per vederlo. Ancora Omero, dunque: Un vecchio dalla fronte bianca come nuvola, dir\u00e0 Lee Maslers \u2013 o qualcuno che seppe ascoltare racconti di naufragi con attenta pena: una donna, suggerisce Samuel Buttar c ci induce a pensare a Nasica. Alla reggia di Alcinoo, infatti, l\u2019eroe racconta (libri VI \u2013 XII) la somma delle sue sventure, esortato dallo stesso re che si accorgo della sua sofferenza nell\u2019ascoltare il canto di Demodoco: l\u2019amabile cantore che la Musa ebbe pi\u00f9 caro degli altri: gli dava un bene c un male. Anche Demodoco \u00e8 cieco ed e fin troppo facile pensare che, alla maniera degli artisti del nostro Rinascimento, Omero abbia posto se stesso in un angolo del grande affresco che andava dipingendo; concetto facile e legata ad una cultura (la nostra) che come si diceva all\u2019inizio, \u00e8 fondamentalmente diversa, c ci\u00f2 avviene e avvenuto a chi legge perch\u00e9 ogni tatto che cade sotto la nostra attenzione finisco col fare i conti con la nostra esperienza e coi nostri codici. Ma sarebbe giusto respingere una ipotesi solo perch\u00e9 plausibile? forniamo alla ipotesi della donna-poeta. Si tratta, come vuole Buttar, di Nausicaa, fanciulla inesperta i cui sensi si sono accesi per lo straniero apparsole per prima, tra le inorridite compagne? o non. piuttosto, di A rete, la saggia regina dalle bianche braccia clic ne ha ascoltato l\u2019intero racconto c che, di fallo, favorir\u00e0 il suo ritorno in patria? Se si fosse trattato di Nausicaa avremmo avuto un poema dove il lamento di donna innamorata (e abbandonata) avrebbe preteso per s\u00e9 congrua parte; un lamento di Didone antelitteram col giusto corredo di disperazione, che nel poema manca. E\u2019 ancora la nostra esperienza di lettori viziati che ci porta a pensare ad altre donne che raccontano: le nonne di qualche generazione addietro custodivano un mondo di fiabe e misteri domestici, una poetica sapiente venuta meno con l\u2019avvento della televisione che ne ha dilatato i limiti; e ci soccorre memoria pi\u00f9 antica di tale Sheherazade, principessa orientale, che per mille e una notte racconta e racconta e cos\u00ec sopravvive a un destino crudele che potr\u00e0 compiersi solo con l\u2019esaurirsi del racconto. Ed \u00e8 qui che il raccontatore si identifica con la vita stessa in una metafora semplice e sublime. Rimanendo nell\u2019ipotesi, se fu una donna a raccontare dell\u2019uomo versatile e scaltro che and\u00f2 vagando per i mari, fu una donna che ebbe grande esperienza di uomini e di naufraghi; marinai dispersi dalle procelle forse trovarono approdo e riparo nel suo letto tiepido, nel suo seno materno, nel suo grembo. Ella ne ascolt\u00f2 infiniti racconti, dettati pi\u00f9 volte dal vino della tristezza \u2013 talvolta il mare era stato colore del vino, ma altre volte era il vino pi\u00f9 amaro del mare. La donna fu materna e fu amante. Li ascoltava senza trattenerli, senza speranza o propositi di legarli con nodi maritali, lasciandoli liberi di perdersi di nuovo, di tornare se ne avessero avuto voglia. E doveva ben trattarsi di una donna degli angiporti per la quale le civilt\u00e0 successive coniarono e coniano nomi che suonano insulto, scordandosi del mito di Tanit, la prostituta divina. Nausicaa non scrive: rimane il luogo incontaminato dove la giovinezza toma ad illudere il cuore, nostalgia di perduta innocenza. Non scrive: si raccomanda al ricordo e torner\u00e0 nei ricordi dell\u2019eroe nella stagione che fa rimpiangere i naufragi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL FASCINO DELLE IPOTESI di Carmelo Pirrera Il riproporsi di una \u201cquestione omerica\u201d ci induce ad alcune considerazioni tra le quali, non ultima, quella che il poema, l\u2019Odissea, \u00e8 il prodotto di una civilt\u00e0 tanto diversa e distante dalla nostra per cui i nostri mezzi e i nostri criteri sono inadeguati. 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