{"id":67,"date":"2014-08-27T19:39:01","date_gmt":"2014-08-27T17:39:01","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/crescenziocane\/?page_id=67"},"modified":"2014-08-27T19:40:47","modified_gmt":"2014-08-27T17:40:47","slug":"67-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/crescenziocane\/67-2\/","title":{"rendered":"Ricordi di Poeta Artista"},"content":{"rendered":"<h2><span style=\"text-decoration: underline;\">Ricordi di Poeta Artista<\/span><\/h2>\n<h2><span style=\"color: #ff0000;\">CRESCENZIO CANE<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Leonardo Sciascia entra nella sua casa e viene investito da quell\u2019 abbaglio di colori gli dice d\u2019 istinto: \u00abI tuoi problemi economici sono finiti. Basta vendere le tele per vivere decorosamente. Ti aiuter\u00f2 organizzandoti la prima mostra\u00bb. Le pareti erano \u201cstipate\u201d di quadri dai colori vivacissimi e dal segno infantile: galli, cavalli, pesci e farfalle; volti, alberi, lampioni e ingranaggi. E due \u201ctormentoni\u201d ovunque presenti: il cane, ora moscio ora ringhiante, e il sole prismatico, una sorta di totem alla solarit\u00e0 isolana. Autentica arte popolare quella del pittore-poeta-scrittore Crescenzio Cane. Anzi proletaria. Sciascia da quell\u2019 impasto di vernici, che l\u2019 artista usa per risparmiare, fiuta il talento. Ed \u00e8 subito mostra. \u00abEra il dicembre del 1972 \u2013 ricorda Cane, che oggi ha giusto 72 anni \u2013 Le sessanta tele vennero esposte ad \u201cArte al Borgo\u201d. Fu un successo strepitoso. Tutte vendute. Quando mi vidi nelle mani i tre milioni e mezzo di allora che mi diedero gli organizzatori mi sembr\u00f2 incredibile. E chi mai li aveva visti tutti quei soldi in una volta? La mia vita era stata tribolata. Fame, fame e sempre fame. Figlio di famiglia numerosa, eravamo sette fratelli, e padre di nutrita prole, raramente ero riuscito a mettere insieme pranzo e cena. Ma quello fu un bel Natale\u00bb. Prima di raccontare le peripezie di Crescenzio va detto che Sciascia nel presentare il catalogo della mostra gli rende quello che tanti gli avevano tolto: la paternit\u00e0 della parola \u201csicilitudine\u201d. \u00abCrescenzio Cane \u2013 scrive l\u2019 autore di \u201cA ciascuno il suo\u201d \u2013 \u00e8 l\u2019 inventore della parola sicilitudine che lettori distratti e critici peggio che distratti ingiustamente e ingiustificatamente ritengono mia. Una invenzione non casuale, ma che viene da tutto un discorso e lo muove: serrato, rabbioso, disarginato\u00bb. \u00abSicilitudine \u2013 precisa Cane \u2013 \u00e8 una condizione dello spirito. Nel mio saggio del 1959 in cui la definivo descrivevo che scaturiva dalla paura e dalla solitudine che ti assaliva a vivere in Sicilia, terra di illusioni e delusioni, di slanci e di tirannidi: il fascismo prima, la mafia dopo\u00bb. Cane nasce nel quartiere Zisa, in via Whitaker. L\u2019 infanzia a scorribandare per le strade, ma attento a non soffermarsi davanti al Castello per via dei 15 diavoli impossibili da contare nonostante siano imprigionati in un affresco. Poi le tribolazioni della guerra. Ai morsi della fame si aggiungono quelli del fascismo. Gli abitanti della sua strada, tra cui il nonno del pittore, vengono portati in caserma perch\u00e9 osano ironizzare sulla targhetta che cambia il nome della via: da Whitaker a via Albania. \u00abQuando sento parlare di fascismo mi sale il sangue alla testa. Ho visto bastonare gente dignitosa perch\u00e9 non voleva mettersi la camicia nera o perch\u00e9 non partecipava alle adunate. Io stesso sono finito in camera di sicurezza a dieci anni, colpevole di avere giocato all\u2019 alzabandiera con un fazzoletto rosso e azzurro fiorato. Fascismo per me resta sinonimo di violenza, miseria e prepotenza sui pi\u00f9 deboli\u00bb. Sugli anni della sua infanzia alla Zisa lo scrittore-poeta-pittore ha recentemente pubblicato \u201cLa strada di casa\u201d (edizioni Grifo 96 pagine, 10 euro); otto racconti che fanno assaporare le atmosfere di quegli anni terribili e affamati. \u00abMio padre era macchinista del \u201cRex\u201d il mitico transatlantico. Quando, dopo la dichiarazione della guerra il Rex da New York rientr\u00f2 a Trieste per essere posto in disarmo, mio padre rest\u00f2 senza lavoro. E per noi cominciarono gli anni bui. Che cosa poteva fare a Palermo un macchinista e per di pi\u00f9 in periodo bellico? L\u2019 unico lavoro saltuario che trov\u00f2 fu quello di spalare le macerie dei bombardamenti\u00bb. La famiglia Cane era marinara per tradizione; il nonno era imbarcato sui piroscafi della flotta Florio, che allora aveva 99 natanti \u00abCento no, perch\u00e9 la legge glielo vietava. Mio nonno mi raccontava che il vecchio Vincenzo Florio aveva fatto costruire un piroscafo tutto d\u2019 oro di un paio di metri e cos\u00ec poteva vantarsi di averne cento, in barba alle restrizioni del governo. Anche io sono stato sempre un marinaio nel cuore. Purtroppo non ho potuto mai navigare. Il mio destino si \u00e8 consumato sulla terraferma. E sempre con una divisa addosso, perch\u00e9 l\u2019 unica possibilit\u00e0 di mangiare allora mi era offerta dall\u2019 arruolamento: militare prima, poliziotto dopo e vigile urbano alla fine\u00bb. Di questo parleremo dopo. Ora ritorniamo alla guerra. La famiglia, come tante a Palermo sfolla a Borgo Molara, sotto Monreale. Il padre fa su e gi\u00f9 a piedi da Palermo per spalare macerie rischiando la vita sotto le bombe. L\u2019 arrivo al Borgo \u00e8 particolare. Con il nonno marinaro che s\u2019 intestardisce a portarsi dietro la bara che si era comprato a un prezzo d\u2019 occasione. Per le prime settimane nessuno si avvicina alla loro casa. E chi lo fa tocca ferro e altro. \u00abQuella cassa da morto per un ironico percorso del destino fu la nostra salvezza. Un giorno arriv\u00f2 una jeep americana. Avevano saputo che avevamo una bella bara in casa e la volevano venduta per riportare negli Usa un ufficiale morto. In cambio ci diedero un camion pieno di cibarie. Al Borgo fu festa grande, mio nonno divent\u00f2 l\u2019 eroe e tutti smisero di toccarsi\u00bb. La guerra \u00e8 fame (\u00abmangiavamo di tutto, tutto quello che riuscivamo a racimolare nei campi\u00bb), \u00e8 paura, ogni tanto \u00e8 gioco tragico. Cos\u00ec Crescenzio e i suoi amichetti vanno a vedere da vicino i potenti fari dell\u2019 antiaerea tedesca, in un campo allestito in contrada \u201cOlio di Lino\u201d, che illuminano il cielo a giorno. \u00abMentre eravamo acquattati a guardare con gli occhi sbarrati lo spettacolo della notte che diventava giorno, un terribile bombardamento. Le schegge di un aereo Usa abbattuto ci erano piovute addosso. Quando finisce l\u2019 inferno mi accorgo che l\u2019 uomo accanto a me \u00e8 morto. Una scheggia lo aveva colpito al cuore. Sono corso via come un puledro. Ogni tanto ancora oggi ci penso e mi viene il soprassalto\u00bb. Finisce la guerra e resta la miseria. \u00abNella nostra casa non c\u2019 erano pi\u00f9 nemmeno i chiodi. Avevamo venduto tutto per sopravvivere. Per forza non c\u2019 erano ladri durante il fascismo. Cosa si poteva mai rubare nelle case spoglie? C\u2019 \u00e8 un proverbio siciliano che dice: a uno nudo non puoi togliergli niente, nemmeno la dignit\u00e0, perch\u00e9 tutto ha gi\u00e0 perduto. Eravamo completamente nudi. L\u2019 ultimo oggetto, uno specchio, mio padre l\u2019 ha venduto a guerra finita per comprarsi il biglietto per Genova dove doveva ritornare a imbarcarsi\u00bb. Sono anni difficili, di ricostruzione, Crescenzio si guarda attorno e non vede sbocchi. Le scuole le ha fatte saltuariamente. L\u2019 unica prospettiva che vede \u00e8 la divisa. Finisce cos\u00ec a Venezia, al battaglione San Marco, dove diventa istruttore d\u2019 arme. Vive di malinconia e ricordi. Ha gi\u00e0 provato le vertigini dell\u2019 amore. Un amore contrastato per i facili costumi della ragazza. Ricorda e scrive. Legge di tutto, come ogni autodidatta, e annota. Sono struggenti i suoi versi sulla guerra: \u00abAnche l\u2019 angelo custode bestemmiava l\u2019 assenza di pane. Non si cantava pi\u00f9 nella via, specie a casa mia, e mia madre ci guardava e piangeva disperata\u00bb. Siamo agli albori degli anni Sessanta e il soldato diventa poliziotto a Torino. Il posto \u00e8 pi\u00f9 sicuro. Comincia un\u2019 altra vita. Una brutta vita. Sono gli anni di Scelba, la polizia picchia duro gli operai che scioperano. \u00abE nel regno della Fiat ogni giorno erano botte. Ma io stavo male. Mi chiedevo perch\u00e9 dovevo manganellare poveri padri di famiglia che chiedevano solo i loro diritti. Avevo la divisa ma mi sentivo dall\u2019 altra parte. Non potevo parlare con nessuno di questo travaglio che mi tormentava e allora la sera mi sfogavo scrivendo le mie emozioni e le mie rabbie\u00bb. Nasce tra una carica e l\u2019 altra lo scrittore. A Palermo conosce Maria, stavolta \u00e8 la donna giusta e la sposa nel 1958. Togliersi di dosso una divisa che sentiva pi\u00f9 pesante di un macigno e tornare a casa, al sole di Sicilia, diventa il suo chiodo fisso. C\u2019 \u00e8 un concorso per vigile urbano e non si fa scappare l\u2019 occasione. Sempre divisa \u00e8, ma \u00e8 pi\u00f9 leggera. Comincia la sua terza vita, che presto riempie di figli. Cinque bocche da sfamare e si ritrova con i problemi di sempre. Non \u00e8 pi\u00f9 fame nera, ma la cinghia \u00e8 sempre stretta. Si ritrova cos\u00ec a lottare per una casa, dopo che gli abusivi avevano occupato quella da lui ottenuta legittimamente. La ottiene, infine, a Borgo Nuovo, un deserto desolato. \u00abMancava tutto, acqua, luce, fogne. Avevamo solo la dignit\u00e0 e una forza bestiale\u00bb. Blocchi e proteste e finisce due volte davanti al giudice. Denunce che pesano. Diventa comunista. E lo \u00e8 ancora, con tanta nostalgia dei tempi quando i dirigenti erano in prima linea. \u00abDa anni i leader della sinistra sono spariti dai quartieri popolari. E poi si chiedono perch\u00e9 Berlusconi fa man bassa\u00bb. Da anni fa spola con Firenze dove vive uno dei suoi figli, chef di successo. Fa figli, scrive, pubblica (il primo libro \u00e8 \u201cLa radice del Sud\u201d) e dipinge i colori della sua Sicilia (\u00abCon i quadri ho tirato avanti la famiglia\u00bb). Ma resta sempre ai margini. Va in giro con l\u2019 Antigruppo, artisti d\u2019 avanguardia, per i paesi a fare happening di poesia e pittura (\u00abMa era una buffonata\u00bb). Litiga con i palermitani del \u201cGruppo 63\u2033(\u00abSono stati sempre razzisti nei miei confronti. Nanni Balestrini, invece, mi ha aiutato a pubblicare le prime cose\u00bb). La casa da cui si vede tutto Borgo Nuovo e la collina di fronte \u00e8 piena di quadri. I suoi (\u00abNon posso permettermi di acquistare quelli degli altri\u00bb). Al centro del salone un acquerello di Cesare Zavattini. \u00abMe lo ha regalato, un signore\u00bb. Mentre legge la dedica del maestro (\u00abNon so se c\u2019 \u00e8 un po\u2019 di padanitudine, come nei tuoi c\u2019 \u00e8 la sicilitudine\u00bb) si commuove. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<span style=\"color: #0000ff;\">TANO GULLO<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordi di Poeta Artista CRESCENZIO CANE Quando Leonardo Sciascia entra nella sua casa e viene investito da quell\u2019 abbaglio di colori gli dice d\u2019 istinto: \u00abI tuoi problemi economici sono finiti. Basta vendere le tele per vivere decorosamente. Ti aiuter\u00f2 organizzandoti la prima mostra\u00bb. 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