{"id":115,"date":"2014-08-27T15:16:39","date_gmt":"2014-08-27T13:16:39","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/?page_id=115"},"modified":"2014-08-27T15:23:38","modified_gmt":"2014-08-27T13:23:38","slug":"franca-alaimo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/dicono-di-lui\/franca-alaimo\/","title":{"rendered":"Franca Alaimo"},"content":{"rendered":"<h2><span style=\"color: #ff0000;\">Ma chi \u00e8 Ignazio Apolloni?<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto fra me e Ignazio \u00e8 stato per moltissimi anni, giusto per agganciarmi al titolo di una sua recente raccolta di racconti, \u201ca maglie larghe\u201d. L\u2019ho incontrato o, meglio, visto, nel 1989, in occasione di un recital di poesie organizzato a Marausa, in quel di Trapani, dall\u2019ormai sopravvissuto a se stesso Antigruppo siciliano. Dall\u2019alto di una torre Ignazio recit\u00f2 una sua poesia che mi fece una grande impressione, perch\u00e8 mi giunse all\u2019orecchio come una fresca, scoppiettante, quanto ineffabile cascata di suoni.<br \/>\nIn seguito l\u2019ho intravisto in occasione di qualche serata letteraria, ma mai ebbi modo di avere uno straccio di dialogo con lui, impegnato a parlare amabilmente con altri. Io seguivo, intanto, una mia strada: altri incontri, altri esperienze; ma i molti amici comuni di tanto in tanto mi parlavano di lui e di quello che faceva: mi raccontavano che Apolloni e la moglie Vira, durante i loro soggiorni in questa o quella citt\u00e0, solevano scrivere poesie sulle tende degli alberghi, sui tovaglioli di carta, sui tavoli, che si erano fatti dipingere tutti i muri della loro casa, che erano, forse, un po\u2019 matti; che lui scriveva favole illustrate dal portiere dello stabile in cui abitava e abita in via Trinacria; che non si dava tregua nel mostrare le meraviglie della singlossia.<br \/>\nIo rafforzavo la mia prima impressione di lui: inafferrabile, misterioso e extra-vagante.<br \/>\nPoi pochi mesi fa, complice una telefonata fattami per reperire testimonianze intorno allo scomparso scrittore ed amico comune Terminelli sul quale si pensa di pubblicare un libro, le maglie larghe del nostro rapporto si infittiscono; lui mi regala i suoi libri, io scrivo quel che ne penso; lui mi legge, si sorprende e ci accorgiamo che abbiamo \u201clana\u201d sufficiente per un golfino a trama pi\u00f9 stretta.<br \/>\nTutte le persone mi incuriosiscono; pi\u00f9 che mai gli scrittori e, pi\u00f9 ancora, gli scrittori che lasciano sulla carta tracce inequivocabili di intelligenza ed originalit\u00e0. E leggere i libri di Apolloni mi diverte, mi spiazza, mi getta in uno spazio-tempo \u201cin vero simile\u201d, mi fa navigare tra realt\u00e0 e fabula, fra verit\u00e0 e sogno; condivido con lui l\u2019odio-amore per la citt\u00e0 di Palermo; citt\u00e0 da cui vorrei come lui fuggire, spazio a cui sempre finisco con il tornare coltivando improponibili desideri di mutamento nel suo modo d\u2019essere e di farci vivere.<br \/>\nMa mi accorgo che la cosa che pi\u00f9 mi affascina \u00e8, come gi\u00e0 mi era capitato la prima volta in cui lo avevo sentito recitare, la lingua di Apolloni: mobile, ironica, veloce, frizzante, originale, giocata su pi\u00f9 registri lessicali e perfino linguistici. Nei suoi testi, infatti, espressioni colte convivono con altre del parlato, parole morte o agonizzanti con altre fresche di conio; \u00e8 abbondante la presenza dell\u2019inglese, ma non mancano le citazioni dal francese; e soprattutto, si ha l\u2019impressione che la lingua giochi a prendersi un po\u2019 in giro, che parli di s\u00e9 come dandosi delle pacche sulle proprie ossa: la sintassi, per esempio, l\u2019organizzazione dei contenuti, il lessico, l\u2019uso dei generi, tutti scavalcati, mescolati, usati per la gioia del narrare di s\u00e9, di altri, del reale, dell\u2019irreale, di altro.<br \/>\nMi chiedo da quali radici familiari, da quali esperienze, da quali incontri, insomma attraverso quali alchimie sia venuto fuori un personaggio come Apolloni.<br \/>\nIl 27 maggio scorso ho l\u2019occasione di parlare con uno dei pi\u00f9 affettuosi amici di Ignazio: l\u2019artista Sucato, di ritorno a Palermo da Trapani, dove ci siamo ritrovati insieme a quanti hanno conosciuto ed apprezzato Nat Scammacca per una serata commemorativa in suo onore<br \/>\nSucato racconta e ricorda con precisione di particolari l\u2019organizzazione delle sue prime mostre e manifesta apertamente la sua gratitudine ad Apolloni, che non ha esitato a finanziarle personalmente. Questa cosa mi sembra davvero incredibile: un artista palermitano tanto magnanimo come, che so?, quel Mecenate d\u2019et\u00e0 augustea, come un Signore rinascimentale; e, soprattutto, da dimenticare, come noto dalla faccia stupita di Apolloni, di avere svuotato le proprie tasche per dare soccorso concreto ad un artista, come si dice, emergente?<br \/>\nMa chi \u00e8 questo Ignazio Apolloni? Devo saperne di pi\u00f9.<br \/>\nEd \u00e8 cos\u00ec che Ignazio diventa il mio oggetto di indagine preferita da parecchi giorni; indagine che, in verit\u00e0, non si rivela cos\u00ec difficile. Gli chiedo, infatti, se posso fargli, diciamo cos\u00ec, un\u2019intervista, e lui si mostra subito (lo immaginavo!) d\u2019accordo. Ci incontriamo nella sua bella casa: Ignazio parla volentieri di s\u00e9,e anche molto, ma sempre senza autoesaltazione, senza sfinire l\u2019interlocutore a cui riserva ampi spazi d\u2019ascolto partecipe. Seconda virt\u00f9 rarissima: mi dico, mentre mi ascolta.<br \/>\nCos\u00ec, man mano che Ignazio parla di s\u00e9, la mia mente e, qualche volta, la mano annotano; quest\u2019ultima i nomi soprattutto, che mi sfuggono sempre deformandosi ridicolmente nella mia memoria troppo affollata.<br \/>\nEd ecco che la sua biografia mi svela, pi\u00f9 che i fatti, oltre i fatti, la qualit\u00e0 di un esistere che ha avuto tre caratteristiche fondamentali: la mobilit\u00e0 nello spazio, la ricchezza degli incontri e degli affetti, la volont\u00e0 di essere unicamente, largamente, generosamente se stesso.<br \/>\nPalermo, Reggio Calabria, Torino, Roma, Parigi, New York, Los Angeles le citt\u00e0 della sua vita: l\u2019infanzia, l\u2019adolescenza, gli amori, gli studi ; gli anni del fascismo, la fuga dalla politica italiana e la nostalgia della famiglia emigrata in America; l\u2019anima diversa ma condivisa della lingua inglese, la professione di insegnante, i fatti di Berkeley nel \u201963; e poi il ritorno nel 1965 a Palermo, l\u2019iscrizione al Partito Socialista e da qui l\u2019esperienza di una scrittura messa a servizio, negli anni pi\u00f9 caldi, dell\u2019impegno politico.<br \/>\nGli incontri sono stati molti e determinanti: coetanei ed adulti nell\u2019ambiente chiuso e provinciale di Reggio Calabria, l\u2019alta borghesia romana prevalentemente fascista, donne di varia personalit\u00e0 ed educazione intellettuale e religiosa, i molti amici frequentati durante il soggiorno americano, strumenti preziosi di conoscenza e comprensione di una societ\u00e0 multietnica, efficientemente democratica, proprio perch\u00e9 coacervo di idee e scontri; e tra questi amici, molti attori e cineasti dell\u2019ambiente cinematografico hollywooddiano, molti ebrei emigrati.<br \/>\nC\u2019\u00e8 bisogno d\u2019altro per capire da dove vengano fuori certi suoi racconti sull\u2019allucinata incapacit\u00e0 comunicativa dei suoi personaggi di razze e\/o lingue diverse, e i suoi pasticci verbali e i molti spazi in cui le vicende si ambientano, e la deformazione fantastica subita da persone, luoghi, eventi?<br \/>\nE per giustificare tutti quei registri narrativi che si mescolano a volte con esiti esilaranti? Pulci e Peter Sellers, Cervantes e Conan Doyle e molti, molti altri artisti di ogni spazio e tempo si danno, infatti, appuntamento sulla scena narrativa di Apolloni con le loro tipicit\u00e0 ed umori letterari.<br \/>\nMa senza dubbio sono state le radici di Ignazio a fare crescere la sua pianta inusuale: i nonni, uno marchigiano e l\u2019altro siciliano; il primo generosissimo, che gestisce il denaro per la gioia conviviale e per il gusto di godere il sapore intero della vita: lavoro, famiglia, amici, divertimento. L\u2019altro ricco, ma di una ricchezza che si traduce in accumulo di propriet\u00e0, severo, in qualche modo padre padrone, ma amante della musica, tanto che un po\u2019 tutti in famiglia suonano un qualche strumento, frequentano i teatri. Anche questa volta lo scontro fra due modi diversi di sentire la vita, e due ritmi verbali e spirituali contrapposti.<br \/>\nIl pap\u00e0 \u00e8 un mangiapreti, antifascista, orgoglioso, puntuale, bravissimo nel campo del lavoro, diventato, dopo uno sciopero, organizzato dagli operai ai Cantieri Navali di Palermo, nel 1917, e represso con la forza , un accanito sindacalista. Egli \u00e8 un affabulatore di s\u00e9 e della propria vita che racconta al figlio Ignazio giovinetto, senza saper quanto tutto ci\u00f2 diventi in lui mito, e cio\u00e8 forma del sentire e del vedere la realt\u00e0 e la societ\u00e0.<br \/>\nDue risposte di Ignazio mi colpiscono. La prima segue alla domanda: \u201cPerch\u00e9 scrivi?\u201d. Mi risponde: \u201cLa scrittura \u00e8 una cosa squisitamente genetica\u201d e mi parla con ammirazione della cultura ebraica che educa tutti alla lettura della Torah e alla meditazione sulla lingua, e da l\u00ec vien fuori tutto un disquisire sullo scientismo e l\u2019evoluzionismo e la Ragione. Conclude che la scrittura \u00e8 presente nel DNA di ogni buon scrittore.<br \/>\nL\u2019altra risposta, ancora pi\u00f9 interessante, \u00e8 data alla mia domanda. \u201cChe cos\u2019\u00e8 per te la lingua?\u201d<br \/>\nPerch\u00e9 Ignazio parla a questo punto dell\u2019insufficienza della lingua, di parole gabbia, che negano il futuro, di limiti definitori, di strettoie da evitare; e ho nella memoria la sua tessitura verbale, il suo sconfinare dai generi, dall\u2019ordine sintattico, dagli esiti troppo scontati; ho in mente molti suoi racconti che non hanno un vero e proprio finale, che lasciano spazio all\u2019immaginazione, al dubbio del lettore. Soprattutto mi spiego perch\u00e9 egli abbia operato prima a favore della poesia visiva, maestro Eugenio Miccini, e in seguito, superandola, a favore della singlossia, teorica la semiologa Apicella, nell\u2019intento di moltiplicare nel pi\u00f9 alto numero possibile, i linguaggi, che \u00e8 come dire rappresentare da molteplici punti di vista l\u2019uomo, la realt\u00e0, il loro rapporto.<br \/>\nDa qui a immaginare, come poi dice, una societ\u00e0 senza strutture il passo \u00e8 breve. E senza strutture non vuol dire senza etica, essendo per Ignazio l\u2019etica piuttosto una libera adesione al bene senza costringimenti, senza sovrastrutture religiose, senza fanatismi o ideologismi, cosa che assicurerebbe, a suo parere, pace, tolleranza, libera convivenza.<br \/>\nLa nostra conversazione, quindi, ritorna alla citt\u00e0 di Palermo, dove risiede ormai dal \u201965 e non pu\u00f2 non cadere sull\u2019Antigruppo e sul ruolo da lui esercitato sulla sua nascita e sul suo sviluppo.<br \/>\nIgnazio ricorda volentieri la sua attivit\u00e0 politica come militante del Socialismo, gli incontri con Nino Buttitta, Giacinto Lentini e, dopo il \u201968 francese, l\u2019arrivo a Palermo del presidente dell\u2019ARCI dell\u2019Emilia, che lo invita ad aprire una sezione a Palermo, che in effetti trova la sua sede in via Mariano Stabile. Qui verranno a trovarlo Nat Scammacca, Crescenzio Cane e Pietro Terminelli che vogliono alzare la loro voce di protesta contro i gruppi intellettuali dominanti a favore di una letteratura comprensibile alla classe proletaria.<br \/>\nSaranno organizzati da lui molti recital di poesie, distribuiti ciclostilati, promosse manifestazioni di piazza e la poesia murale; ad Ustica per cominciare e, successivamente, nelle Camere del Lavoro di vari paesi e citt\u00e0 siciliane. Il modello \u00e8 il poeta russo Majakovskij. \u00c8 nato cos\u00ec l\u2019Antigruppo a cui molti si interesseranno: Melo Freni, Sciascia, Danilo Dolci, Roversi, Mariella Bettarini, Zagarrio,il regista Zavattini; e, ancora, Rolando Certa, Santo Cal\u00ec, Gianni Decidue, Ignazio Navarra, Carmelo Pirrera e tanti altri. Nell\u2019anno 1973 l\u2019Antigruppo presenta, in occasione del Convegno Nazionale degli Scrittori a Bologna una ponderosa Antologia in due volumi che racconta la storia dell\u2019Antigruppo e pubblica testi in linea con il movimento.<br \/>\nMa l\u2019Antigruppo ha molte anime, tenute insieme spesso soltanto in nome di una teorizzata tolleranza: sicch\u00e9 dopo gli anni \u201870 la sua carica eversiva pu\u00f2 dirsi terminata, pur continuando ciascuno dei suoi componenti un suo percorso. Il recital di Marausa, nel 1989, a cui pure io partecipo e durante il quale conosco, come dico all\u2019inizio di questa mia, Ignazio Apolloni \u00e8 la celebrazione della sua fine. A me comunque serv\u00ec per stringere una bella e feconda amicizia con Nat Scammacca e Pietro Terminelli e per ritrovare, trascorsi lunghi anni, Ignazio.<br \/>\nMentre parlo con lui, durante qualche pausa (il telefonino, infatti, squilla pi\u00f9 volte), guardo la sua casa; quella casa tante volte descrittami da altri. Cos\u2019ha di speciale? Niente, se per\u00f2 sovviene che \u00e8 la casa di Ignazio Apolloni; nel senso che ne rispecchia la vitalit\u00e0, la fantasia, l\u2019amore per la vita ( \u201cIo non ho mai scritto la parola morte\u201d, \u00e8 una delle sue affermazioni pi\u00f9 curiose), la naturale disposizione alla singolarit\u00e0: alcune pareti sono affrescate da Salamone e da Zito; i collages, i disegni sono per lo pi\u00f9 di Zito, le porte, le sculture in legno + chiodi ed altri insoliti materiali sono di Sucato: una testimonianza dunque della sua capacit\u00e0 di sentire ed operare in perfetta sintonia con gli altri, della sua inclinazione a valorizzarli, ad aprire loro i suoi spazi privati.<br \/>\nIgnazio mi aveva invitato qui a parlare del suo ultimo libro; L\u2019amour ne passe pas; ma, dopo la nostra chiacchierata mi \u00e8 venuto in mente che potevo, invece, assumermi il compito di presentare l\u2019uomo e lo scrittore in modo pi\u00f9 completo e ravvicinato di quanto possa fare una qualsiasi, pur completa bio-bibliografia.<br \/>\nE tuttavia voglio dire qualcosa di questa ultima opera di Apolloni, proprio perch\u00e9 essa ha attinenza con quanto \u00e8 stato detto fino adesso del suo scrittore. Per esempio la scelta delle destinatarie: non solo italiane, ma francesi, americane, inglesi, spagnole nel segno di una cultura internazionale; non solo donne storicamente vere, ma anche eroine mitologiche o dei fumetti o della letteratura, nel segno dell\u2019amore per la fantasia, l\u2019immaginazione e la favola; e non solo donne per una sorta di galanteria maschile che rende omaggio alla femminilit\u00e0 e alla bellezza, ma soprattutto per desiderio di liberarle da ogni pregiudizio etico e sociale, nel nome di un impegno per una societ\u00e0 migliore senza barriere di alcun tipo. E per finire. In questa, come nelle sue opere precedenti, c\u2019\u00e8 un\u2019ironia frizzante, un esercizio della lingua come ludus e come inventio, un\u2019attenzione all\u2019ascolto dell\u2019intima essenza di ogni personaggio, un tono che giocosamente affronta temi seri.<br \/>\nQuando non si danno differenze fra l\u2019uomo e lo scrittore, siamo davanti ad un\u2019operazione letteraria vera; siamo davanti ad una persona intera.<br \/>\nGaleotto fu il libro\u2026ossia quello a maglie larghe che ha fatto passare sentimenti d\u2019amicizia e di affinit\u00e0 intellettuali fra me ed Ignazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pubblicato su Oggi 7, settimanale di America Oggi, edizione del 13 Gennaio 2008, pag. 20, con il titolo \u201cApolloni, chi \u00e8 costui\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ff0000;\">di Franca Alaimo<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma chi \u00e8 Ignazio Apolloni? Il rapporto fra me e Ignazio \u00e8 stato per moltissimi anni, giusto per agganciarmi al titolo di una sua recente raccolta di racconti, \u201ca maglie larghe\u201d. 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