{"id":158,"date":"2014-09-12T18:05:17","date_gmt":"2014-09-12T16:05:17","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/?p=158"},"modified":"2014-09-12T20:48:51","modified_gmt":"2014-09-12T18:48:51","slug":"sfogliando-il-passato-e-per-comprenderlo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/2014\/09\/12\/sfogliando-il-passato-e-per-comprenderlo\/","title":{"rendered":"SFOGLIANDO IL PASSATO E PER COMPRENDERLO"},"content":{"rendered":"<p><strong>SFOGLIANDO IL PASSATO E PER COMPRENDERLO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfogliando i numeri di <span style=\"color: #ff0000;\">Antigruppo<\/span> Palermo e poi di <span style=\"color: #ff0000;\">Intergruppo<\/span> si ha, oggi, l\u2019impressione di una grande distanza; il mondo \u201cdescritto\u201d in quei fascicoli \u00e8 lontano anni luce e, noi stessi, rileggendoci, stentiamo a ravvisarci, anzi non ci riconosciamo per nulla. Poco pi\u00f9, poco meno di venti anni e la scena \u00e8 radicalmente mutata, abitiamo un pianeta completamente diverso. Gli scrittori che erano (ingiustamente) bersaglio dei nostri corsivi: Sciascia, Volponi, Morante, Fortini, Parise ecc., pi\u00f9 che scomparsi, sono dimenticati o, al massimo, oggetto di tesi di laurea da parte di qualche studente universitario con interessi necrofili. La lontananza, vogliamo ripeterlo, dai primi anni ottanta appare insomma fantascientifica. Antigruppo, intanto, faceva parte di una costellazione di riviste, fogli, collettivi, oggi del tutto estinti e dimenticati ma che a quei tempi erano dotati di una vitalit\u00e0 straordinaria tanto da riguardare, in qualche modo, gran parte del bel paese. Un\u2019editoria di base, capillare e diffusa, interessava molte citt\u00e0 italiane, da Cuneo a Palermo; nascevano riviste, collane di poesia mentre esplodeva la \u201cmoda\u201d del ciclostile: una massa imponente di palinsesti poetici distribuiti, per lo pi\u00f9, per posta e \u201crecitati\u201d nelle cos\u00ec dette letture pubbliche che ogni assessorato alla cultura che si rispetti promuoveva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le innumerevoli riviste e rivistine di quegli anni Intergruppo si distingueva per la cura della grafica e la stampa impeccabile (quasi del tutto assente in altre imprese del genere legate alla pratica del ciclostile) ispirate, in qualche modo, ai modelli dell\u2019avanguardia ortodossa del Gruppo \u201863 (Tam Tam, di Adriano Spatola, tanto per citare una rilevante testata) o alla neoavanguardia politica, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, delle riviste promosse da gruppi vicini alle esperienze di Quindici e de I quaderni piacentini. Nel primo numero di Intergruppo, del 1974, Pietro Terminelli, in quello che rimane \u2013 pi\u00f9 che un editoriale \u2013 un manifesto teorico della rivista, afferma, parafrasando Il Manifesto di Marx, che uno spettro si aggira per la penisola, lo spettro dell\u2019Intergruppo, appunto. La scrittura, com\u2019era di moda allora, \u00e8 volutamente difficile ma si delineano gi\u00e0 una pluralit\u00e0 di temi che saranno determinanti nella storia della rivista: la contestazione degli anni settanta ha messo a nudo le vecchie accademie e le nuove; si auspica e si lavora per una cultura sempre pi\u00f9 massicciamente demifisticatoria, liberatrice. A tal proposito si fanno i nomi di Benjamin, Marcuse, Adorno e l\u2019inevitabile Mao-Tse-toung.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le polemiche roventi sono indirizzate contro il neorealismo (che per Terminelli comprendeva anche il buon Pagliarani) e, ovviamente, l\u2019avanguardia del Gruppo \u201863 ossia lo sperimentalismo di Sanguineti e Balestrini mentre Giuliani veniva inserito nei casellari del neocrepuscolaresimo. Posizioni assai vicine a quelle di altre esperienze, specie fiorentine e catanesi, con le quali l\u2019Intergruppo aveva rapporti assai stretti anche se Collettivo R, di Luca Rosi (ma non la raffinata Quasi, di Zagarrio e Favati) e Salvo Imprevisti, di Mariella Bettarini disdegnavano ogni belluria grafica in favore di una stampa spoglia e francescana. I bersagli erano, tra l\u2019altro, i cos\u00ec detti intellettuali, specie quelli di sinistra con i loro fervorini inneggianti alla prudenza, con un piede nei gruppi e l\u2019altro saldamente posato sulla cattedra universitaria. Cosa continuano a fare gli intellettuali in Sicilia?, si chiedeva polemicamente Antigruppo Palermo. Niente, pi\u00f9 di niente, ossia continuano a non esistere o a farsi vivi solo quando c\u2019\u00e8 da \u201cgrattare\u201d qualcosa. Risfogliando questa rivista si ha l\u2019impressione di un\u2019autenticit\u00e0 mai truccata, spesso i bersagli appaiano pretestuosi ma in complesso trapela una ricchezza linguistica rilevante frutto, anche, dell\u2019abbattimento d\u2019ogni schema; Antigruppo ospita l\u2019oltranza e non importa se essa entra in collisione con l\u2019idea stessa della rivista letteraria, anche quella estremistica e rivoluzionaria. C\u2019\u00e8 sprezzo delle buone maniere, di tutte le convenzioni e non \u00e8 un caso se oggi, da una lettera di Terminelli, leggiamo un passo dove ci incita a dir male di tutti, a non guardare in faccia a nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si diceva della distanza da oggi; in anni in cui il computer era un sogno avveniristico, i poeti e scrittori si scambiavano molte lettere, specchio di un paese travagliato da rivolte di ogni tipo ma avviato inesorabilmente verso una totale restaurazione, quella odierna, appunto. La poesia dei giovani (angeli del ciclostile), la poesia operaia, la poesia delle donne; gli scrittori hanno smesso di fare le belle statuine, di essere l\u2019ornamento di una cultura accademica e provinciale; la scrittura diventa politica e scende nelle piazze, si fa slogans e volantino, inneggia alla rivoluzione. Ma questa non \u00e8 poesia, dicevano i poeti laureati, i giovani poetessi reggicoda al seguito di quelli, ma intanto erano messi in scacco da un clamore che non intendevano e non volevano capire. Verso la fine degli anni ottanta, quando il potere torna tutto nelle mani della vecchia istituzione letteraria, verr\u00e0 attuata una strategia della dimenticanza; quegli anni non vanno n\u00e9 studiati n\u00e9 capiti ma solo archiviati. Antigruppo \u00e8 lo specchio di quei tempi e non \u00e8 un caso (a parte i saggi di Giuseppe Zagarrio e Stefano Lanuzza) che si faccia finta che non sia neppure esistito come tutta l\u2019esperienza, per esempio, della poesia operaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un pur minimo elenco dei redattori e dei collaboratori di Intergruppo rimanda ad un\u2019idea di poesia e di scrittura che, oggi, nell\u2019Italia della restaurazione e del conformismo, potrebbe essere oggetto di studio e seria riflessione per conoscere meglio anni di generose ed intense avventure letterarie. A chi ora sfogli queste riviste pu\u00f2 capitare di non intendere quasi nulla delle furiose polemiche degli anni settanta; anche il Gruppo \u201863 appare del tutto archiviato per non dire dello stesso Pasolini \u201cpolitico\u201d. In un editoriale non firmato dell\u2019ottobre del 1973, si scrive a lungo dell\u2019impegno degli scrittori di Antigruppo, un movimento che \u00e8 nato, anzi venuto su dai movimenti di base delle masse lavoratrici e degli studenti, tende sempre di pi\u00f9 a coinvolgere le masse nella vita artistica e letteraria dell\u2019Isola. Si elencano, dopo aver riconosciuto il \u201cciclostile\u201d come prima alternativa alla stampa ufficiale, una serie di iniziative contro l\u2019industria editoriale al potere: recitals di poesie e dibattiti, pubblicazioni di base e cooperativistiche in uno scontro \u201clinguistico e dialettico\u201d con le strutture mortificanti e mistificatrici della Sicilia e dell\u2019intera Italia. Contro il pessimismo ufficiale dei critici borghesi si afferma che la letteratura non \u00e8 morta, tanto meno la poesia: questa va cercata nella clandestinit\u00e0. La nuova poesia \u00e8 rivoluzionaria perch\u00e9 non serve la causa borghese e non \u00e8 pi\u00f9 pensabile che questa possa essere un prodotto privilegiato di una \u00e8lite di intellettuali legati alla cultura al potere. \u00c8 notevole, in questo argomentato scritto, la \u201cfotografia\u201d della cultura siciliana dell\u2019epoca del resto non dissimile, d\u2019altra parte, da quella di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre i libelli, le invettive in versi e i palinsesti \u201ctellurici\u201d diretti contro la cos\u00ec detta borghesia, responsabile d\u2019ogni crimine e malefatta, Antigruppo, pubblicava anche testi creativi, come le favole di Ignazio Apolloni, pagine di Mariella Bettarini, poesie di Andrew Donus, Jack Hirschman, Gianni Toti e perfino un intervento su Fortini di Gianni Riotta allora scatenato movimentista oltre a scritti, di sapiente critica, di Nicola di Maio. Tra questi materiali c\u2019\u00e8 qualcosa di duraturo, non legato alle polemiche e alle \u201cmode\u201d correnti, insomma i materiali propriamente creativi appaiono quelli pi\u00f9 riusciti, sottratti \u2013 ma non del tutto \u2013 alla furie iconoclaste dei collaboratori e redattori \u201cpolitici\u201d. Se si considerano testate simili sparse in tutta Italia (ma Antigruppo resta un caso a s\u00e9) si ha l\u2019impressione che, in quegli anni, la poesia fosse davvero uscita all\u2019aperto ossia dall\u2019Accademia e l\u2019Universit\u00e0 (che sono poi la stessa cosa), dalle logiche delle case editrici e fosse diventata davvero uno strumento di comunicazione diretto a tutti. Veniva liquidato l\u2019Ermetismo e l\u2019avanguardismo petrarchesco del Gruppo \u201863 per la sperimentazione di un linguaggio diretto a tutti ed, in modo particolare, alla classe operaia, con risultati spesso contraddittori e ingenui ma va constatato che, allora, i lettori e i fruitori di poesia erano infinitamente superiori a quelli d\u2019oggi; la poesia entrava ovunque anche se, spesso, era \u201cazione\u201d e comizio. Sfogliando i numeri di Antigruppo, che serbiamo rilegati, oggi, pi\u00f9 che la distanza, sovviene una specie di rimpianto e di malinconia. L\u00ec sta, in qualche modo, il nostro ritratto di giovani ingenui e, talvolta, sprovveduti, ma anche il catalogo delle rinunce, delle piccole vilt\u00e0 che abbiamo accettato diventando vecchi e sordi all\u2019entusiasmo e alla generosit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #0000ff;\">Attilio Lolini<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SFOGLIANDO IL PASSATO E PER COMPRENDERLO &nbsp; Sfogliando i numeri di Antigruppo Palermo e poi di Intergruppo si ha, oggi, l\u2019impressione di una grande distanza; il mondo \u201cdescritto\u201d in quei fascicoli \u00e8 lontano anni luce e, noi stessi, rileggendoci, stentiamo a ravvisarci, anzi non ci riconosciamo per nulla. 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