{"id":176,"date":"2014-09-12T19:02:07","date_gmt":"2014-09-12T17:02:07","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/?p=176"},"modified":"2014-09-12T20:31:30","modified_gmt":"2014-09-12T18:31:30","slug":"il-parco-dellarte-o-delle-meraviglie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/2014\/09\/12\/il-parco-dellarte-o-delle-meraviglie\/","title":{"rendered":"IL PARCO DELL\u2019ARTE, O DELLE MERAVIGLIE"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ero stato seduto sugli spalti del Castello Aragonese (molto diverso da quello Sforzesco) con uno strumento in mano che sapeva di telescopio (ma poteva somigliare a un cannocchiale, a ben vedere) con l\u2019intento di colpire al volo, frantumare e triturare \u2013 con i vari raggi laser di cui lo avevo dotato \u2013 i pallettoni sparati dai molti cacciatori appostati dietro i cespugli. Era il tempo della caccia aperta. Nessuno per\u00f2 aveva avvertito i vari falchi, pronti \u2013 sin dal momento in cui avevano deciso di avventurarsi \u2013 ad attraversare lo stretto di Messina provenendo dal Sudafrica. Non \u00e8 che qui ci stessero male ma nemmeno bene stante la politica dell\u2019apartheid praticata in quel paese. Come che sia al momento giusto (ma qual \u00e8 il momento giusto?), poco dopo la consultazione generale di tutti i falchi riuniti in assemblea, il capo aveva dato il via: Si parte! Ed eccoli a frotte, a stormi, darsi alla pazza gioia tra trilli e buon viaggio dall\u2019uno all\u2019altro diretti ovviamente verso la Sicilia per quindi superare d\u2019un balzo lo stretto di Messina con la speranza di uscirne indenni. Non era la prima volta che una cosa del genere prendeva corpo, succedeva. Mai prima d\u2019ora per\u00f2 ci sarebbe stato uno come me a proteggerli da gente vile, innamorata solo del fucile, della polvere da sparo e dagli spari sia pure a casaccio purch\u00e9 facciano un botto. Quando ebbi a prendere la decisione di cui sto narrando mi trovavo in una bettola all\u2019aperto con degli amici a bere un litrotto e fare una partita a carte (senza scopo di lucro essendo ci\u00f2 contrario ai nostri principi). Tutt\u2019a un tratto sentiamo un trambusto, sedie che vengono spostate violentemente, gente che si alza e scappa. \u201cChe sar\u00e0 successo\u201d? fa il mio dirimpettaio. \u201cChe sar\u00e0 successo\u201d? faccio io. Nient\u2019altro che una fitta colonia di falchi e colombacci; un\u2019intera migrazione prossima a raggiungere le coste della Calabria dove in quel momento noi ci trovavamo per le ragioni pi\u00f9 varie ma di cui pi\u00f9 oltre forse dar\u00f2 conto. Potete immaginare il nostro stupore \u2013 ed anche quello di coloro che si erano alzati e corsi all\u2019aperto prima di noi. Non ne avevamo mai visti tanti e in cos\u00ec perfetta formazione: alcuni muniti di scudi, altri di corazze. Cominciammo a salutarli, man mano che ci passavano sopra (ricambiati da un ampio sorriso tra l\u2019ansimare e il gioire per cotanta calorosa accoglienza). Provammo a contarli ma non c\u2019erano numeri che tenessero. Poi, improvvisamente, le bocche di fuoco: Turutun Turutum! Falchi che cadono di qua; colombacci di l\u00e0; chi trafitto al cuore, chi nel costato, chi con la testa fracassata o un\u2019ala spezzata. Ovviamente mi indigno. Non avendo a portata di mano se non la mia sedia l\u2019afferro e la scaglio contro quel gruppo di masnadieri, ferendone un paio, quelli del cespuglio pi\u00f9 vicino a noi. Non mi bastava per\u00f2 perch\u00e9 la carneficina non dava tregua, cio\u00e8 continuava come niente fosse. Insomma, per farla breve, afferrai pi\u00f9 volte alcune bottiglie per il collo e le scagliai come un tempo si era fatto per le bombe a mano (non si dimentichi la mia carriera di fantaccino): procurandomi purtroppo una lussazione al polso, ma chi se ne frega. Finita la sparatoria e andati via (tutti contusi quegli assassini di carne avicola) mi ripromisi di tornare sul posto prima di loro l\u2019anno dopo in modo da essere pronto e piazzato. Avrei portato con me un telescopio, vuoi per avvistarli meglio e vuoi munito di effetti speciali (oltre che di effetti dirompenti). Con questi ultimi avrei reso innocui i loro pallettoni facendoli a pallini con i miei raggi laser; con i precedenti li avrei frastornati e fatti scappare: non avendo essi mai visto prima niente di simile n\u00e9 potendone immaginare le conseguenze. Ritorno ora al momento iniziale del racconto. Sono rimasto, come ho detto, sugli spalti del Castello Aragonese di Reggio Calabria fino a tardi: cos\u00ec frustrando tutti i tentativi di quei poveracci di abbattere i falchi di passaggio lungo lo stretto e da punti diversi ma diretti tutti al nord. Adesso \u00e8 sera, posso riposarmi (l\u2019occhio e l\u2019orecchio per\u00f2 sempre vigili). Giusto per fare qualcosa di meno noioso che dormire guardo le stelle; loro guardano me; ci guardiamo; loro mi mandano segnali abbastanza eloquenti (che io interpreto di ringraziamento); io li ricambio come posso. Il mare \u00e8 calmo, sebbene velato di malinconia perch\u00e9 nessuno che lo solchi in questo momento (n\u00e9 traghetti n\u00e9 carrette: quella sorta di navi da trasporto che basta un\u2019onda anomala \u2013 alta due metri invece che uno \u2013 e colano a picco). Io non ho ragione di dolermi perch\u00e9 la mia, da stamattina, \u00e8 stata caccia grossa. Sono dunque sereno, e anche un tantino imbambolato (per pranzo un panino mangiato in tutta fretta; per cena un identico panino un tantino pi\u00f9 raffermo con l\u2019aggiunta per\u00f2 di una fettina in pi\u00f9 di mortadella). Ho placato l\u2019arsura con l\u2019acqua fresca prelevata direttamente dal pozzo del Castello dai miei serventi al cannoncino. Cosa dunque di meglio per sentirsi beati; non guasterebbe un grammofono e un disco, preferibilmente di musica jazz (sono un patito). Quando si dice: pensaci intensamente e i desideri si avverano. Non faccio in tempo a formulare il superiore pensiero ed ecco arrivarmi le prime note, seguite dalle secondo e poi dalle terze. Non ci si creder\u00e0 ma mi sembra di riconoscere il pezzo. Lo staranno suonando Lino Patruno al banjo e la sua band (Nicola Giammarinaro al clarinetto). Dovrebbe trattarsi di un Dixieland (primo a inciderlo Nick La Rocca, seguito poi da tanti altri tra cui il pi\u00f9 grande di tutti: Bix Beiderbecke). Ma quale sar\u00e0 il titolo: Le dieu o Petite fleur? E quale l\u2019anno: 1917 o 1923? Come che sia (ecco che ritorna il come che sia) mi lascio incantare, seguo le note, canticchio, ed improvvisamente mi ritrovo in spiaggia, lido Nettuno, indeciso se andare a nuoto a vedere, arrampicarmi quindi al monumento da cui sicuramente sta scendendo quella musica celestiale; oppure salire su una barca a remi, color rosso (una di quelle utilizzate in casi estremi per andare a salvare chi stia per annegare), e infine remare a pi\u00f9 non posso. Propendo per tale soluzione. Imbarco un salvagente trovato sulla rena \u2013 non si sa mai. Punto verso la costa siciliana e pi\u00f9 precisamente il paese di San Giovanni La Punta, individuato da me attraverso il faro alternativamente acceso o spento a seconda che vada via la corrente. Sar\u00e0 per la corrente favorevole; sar\u00e0 perch\u00e9 quel tipo di musica mi elettrizza; sar\u00e0 perch\u00e9 brucio dalla voglia di andare a vedere i luoghi dove si annidano meglio che altrove, quei cacciatori di frodo cui sto dando la caccia, fatto sta che tocco riva dopo appena finito il secondo brano sicch\u00e9 se tutto va bene potr\u00f2 godermi il resto del concerto: non essendo dubbio essere quello in atto un concerto per qualche inaugurazione. Chi altrimenti chiamerebbe a raccolta centinaia (se non migliaia) di persone facendole sentire a New Orleans, in mezzo ai creoli (e anche in mezzo a qualche immigrato italiano in quella terra negli anni \u201910-20: morto di fame s\u00ec ma altrettanto sicuramente desideroso di riscattarsi attraverso la musica, la pi\u00f9 pura delle arti)? Non sar\u00e0 per caso, anche quella cui mi sto avvicinando e che ospita il concerto, una qualche forma d\u2019arte vicina se non connaturata alla musica, come ho detto la pi\u00f9 pura delle arti? Non faccio in tempo a formulare questo secondo pensiero ed ecco che varco \u2013 cos\u00ec come sono e cio\u00e8 bagnato fino al midollo a causa delle ondate cui sono stato esposto durante la navigazione \u2013 il cancello d\u2019ingresso al luogo da cui quei suoni mi sono giunti distogliendomi pertanto, sia pure temporaneamente, dalla mia missione (potenza del dixie, poi soppiantata dai gospel e dal soul!). Vengo immediatamente riverito dalle guardie poste al controllo di sicurezza (dopo per\u00f2 essere stato perquisito come fossi un gangster in quanto so di polvere da sparo). Una volta giunto, scortato, nella vasta radura dove ci saranno perfettamente sistemate a emiciclo un migliaio di sedie per chi voglia restarsene seduto (ma molti passeggiano e intanto picchiettano il suolo con punta e tacchi per suggellare il patto tra loro e quei ritmi), prendo posto; mi guardo in giro; osservo; scruto, e intanto memorizzo perch\u00e9 dell\u2019accaduto voglio scriverci un racconto. C\u2019\u00e8 pure che venendo nel luogo dove adesso mi trovo ho notato delle automobili verniciate di fresco, con colori armoniosi da farti venire voglia di starci dentro, fare un viaggetto nei dintorni con degli amici \u2013 e amici di baldoria \u2013 ma dove ci troviamo? Come che sia (eccolo di nuovo il come che sia) finito il concerto e battute le mani come di consueto \u2013 e qualche fischio \u2013 mi addentro nel parco; leggo da qualche parte: Parco dell\u2019arte La Verde \u2013 La Malfa; mi soffermo davanti a quelle automobili, alcune delle quali ridotte in rottami oppure appese per il collo ad un\u2019asta o una trave come succedeva per i condannati a morte (e tale sembra la loro sorte se si pensi alle corde e catene usate per farle stare in quella scomoda posizione). Ci trovo poi, sempre nel parco \u2013 tutto viali asfaltati o lasciato allo stato primigenio con appena uno strato di ghiaia: il bianco alternato al nero della lava, e da qui capisco dovrei trovarmi alle falde dell\u2019Etna \u2013 sculture disseminate qua e l\u00e0 di una certa Elena La Verde (chi sar\u00e0 mai?) nonch\u00e9 la silhouette di un falco di un certo signore che mi dicono chiamarsi Giusto Sucato. Mi viene altres\u00ec sussurrato da uno sconosciuto \u2013 rimasto tale \u2013 di una visita che devo assolutamente a un certo museo. \u201cCi vada pure. Scoprir\u00e0\u201d, dice lui, \u201caltre bellezze\u201d:\u00a0h che bellezza! A fare la parte da leone un paio di porte in legno, ricamate con dei soli e colombe in lamiera, elaborate e arricchite da segni grafici intraducibili ma riconducibili a forme di scrittura note \u2013 seppure non del tutto \u2013 a noi stranieri. Il fatto \u00e8 per\u00f2 che sta per sopraggiungere l\u2019alba. Prima di allora dovr\u00f2 trovarmi sugli spalti del Castello Aragonese, sull\u2019altra sponda (e intanto vedo passare i falchi notturni, quelli che non hanno nulla da temere dagli assassini: i cacciatori di cui ho parlato sopra, troppo ciechi per vederli in quanto sforniti di raggi laser). Insomma, meglio andare. Prima di congedarmi provo per\u00f2 a farmi spiegare il perch\u00e9 del bailamme e il perch\u00e9 di quelle automobili sospese tra cielo e terra. Mi rispondono che la signora proprietaria del parco \u2013 da oggi destinato a fruizione collettiva \u2013 \u00e8 una che sta appunto tra cielo e terra, anzi pi\u00f9 in cielo che in terra. Vorrei conoscerla ma i guardiani (non quelli del faro, piuttosto quelli del Parco \u2013 sicuramente un parco delle meraviglie, visto il resto: tra cui piante grasse, piante magre, magnolie, eucalipti ed altre specie rare) mi dicono essere impegnata a rilasciare interviste. Che dunque mi metta a turno ed aspetti. Si sar\u00e0 capito come nella circostanza non potevo, avevo ben altro da fare. Ritornai comunque a missione finita ed ebbi il piacere di avere con lei una chiacchierata informale. Mi spieg\u00f2 il suo interesse per le opere di Moholy-Nagy e per Gabo, ma soprattutto per le loro \u201ccomplicate costruzioni saldate erette nello spazio come a espandervi, e a complicarvi, l\u2019idea del rigoroso ordine di Mondrian\u201d (disse proprio cos\u00ec e aggiunse). \u201cNon avendo una saldatrice mi sono dovuta accontentare di una spruzzatrice di vernice a pedale che ovviamente aziono io stessa. Il risultato, come vede in parte \u00e8 diverso e in parte uguale\u201d. Se ne usc\u00ec pure con una bella metafora, non ricordo esattamente le parole e che comunque pi\u00f9 o meno suona cos\u00ec: \u201cTra noi e i nostri oggetti esiste solo una distanza mentale, non misurabile n\u00e9 percepibile ma che ci rende un tutt\u2019uno con loro\u201d per dire di come lei, dentro quelle installazioni, ci stesse tutta quanta. Chiusi il piccolo registratore, tirai fuori dalla tasca la cinepresa, ripresi pi\u00f9 che potei del parco trovandolo in tutto simile a quello della Fondazione Maeght di S. Paul de Vence. Sentire ci\u00f2 la fece felice. Almeno questa volta avevo fatto la felicit\u00e0 di qualcuno, fatto centro. Spero naturalmente che se ne presenti un\u2019altra: in cui ad essere inaugurato sar\u00e0 il Parco delle doppiette, ormai tutte definitivamente arrugginite.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #0000ff;\">Ignazio Apolloni<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero stato seduto sugli spalti del Castello Aragonese (molto diverso da quello Sforzesco) con uno strumento in mano che sapeva di telescopio (ma poteva somigliare a un cannocchiale, a ben vedere) con l\u2019intento di colpire al volo, frantumare e triturare \u2013 con i vari raggi laser di cui lo avevo dotato \u2013 i pallettoni sparati [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[17],"class_list":["post-176","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-apolloni"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=176"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":177,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176\/revisions\/177"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=176"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=176"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=176"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}