{"id":178,"date":"2014-09-12T19:05:00","date_gmt":"2014-09-12T17:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/?p=178"},"modified":"2014-09-12T19:39:00","modified_gmt":"2014-09-12T17:39:00","slug":"il-sopore-dopo-la-tempesta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/2014\/09\/12\/il-sopore-dopo-la-tempesta\/","title":{"rendered":"IL SOPORE DOPO LA TEMPESTA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Convinto di avere fatto il pieno, dai viaggi ai piaceri della gola cui avevo attribuito il massimo dei significati per una vita ben spesa, mi stavo adagiando, lasciando andare sempre pi\u00f9, su un letto provvisto di un materasso di piume d\u2019oca e un piumone. Di fronte, un camino che riscalda la stanza; alle pareti fotografie delle mie ex tutte per\u00f2 ormai perdute di vista; a perdita d\u2019occhio attraverso la finestra montagne coperte di neve; rugiada sul prato se la temperatura si \u00e8 abbassata sicch\u00e9 sconsigliato uscire per fare quattro passi pena un raffreddore. A tenermi compagnia comunque \u2013 oltre al micio \u2013 ci ho depliants delle agenzie di viaggio, plaquette di versi inediti che ogni giorno mi vengono recapitate dal postino con l\u2019abbandonarle dietro la porta (e con il rischio di trovarle inzuppate ma poco importa perch\u00e9 ne ho da vendere); la bottiglia di latte in frigo ermeticamente chiusa dalla carta stagnola che basta una leggera pressione col pollice per fare schizzare fuori il prezioso liquido (meglio usare dunque un metodo migliore), allorch\u00e9 avverto qualcosa che mi scuote, mi fa uscire dal torpore in cui molto volentieri sono caduto. Cosa sia questo qualcosa \u00e8 troppo presto per dirlo; si richiede una ulteriore discussione del mio stato di abulia e delle ragioni cui sia da imputare. \u00c8 infatti cos\u00ec che si procede allorquando bisogna far crescere l\u2019ansiosa attesa di chi ci ascolta o si accinge a leggere un racconto. Di qui la necessit\u00e0 di procedere oltre nella descrizione del topos nel quale attualmente vegeto per poi passare a una fugace indicazione di luoghi in cui ho attuato progetti o realizzato propositi tutti suggeriti, anzi spinti da una sorta di furia talvolta iconoclasta e solo raramente dalla mancanza di alternativa. Ritorniamo allora alla casa in pietra viva, porte in legno parzialmente sconnesso, cane da guardia alla catena (un bulldog pi\u00f9 bull che dog viste le dimensioni e la voglia di azzannare chiunque si avvicini con addosso qualcosa di rosso), maiale che liberamente grugnisce nell\u2019aia, galline che starnazzano se inseguite dal gallo. Come si vede ho tutto ci\u00f2 che mi serve per darmi al riposo pi\u00f9 assoluto dopo tante battaglie \u2013 alcune vinte, molte altre pure \u2013 con questa o quella venus: come io ho sempre definito le aspiranti a un posto di rango nel mio cuore. Bisogna per\u00f2 dire che a tenermi compagnia, oltre ai suoni onomatopeici degli animali di cui sopra (mettiamoci pure quello del tacchino dai barbagli cos\u00ec lunghi da sfiorargli il petto), ci sono un bel mucchio di libri acquistati da tempo ma mai avuto il tempo nemmeno di sfogliarli stante il proficuo interesse dimostrato per i viaggi: specialmente se accompagnati dalla previsione di una cena al lume di candela (che sia di cera, mica di olio son solito chiedere con insistenza al cameriere). Primeggiano dunque, e troneggiano, sulla sedia che mi sta accanto mentre mi godo la pigrizia e frattanto guardo con insistenza un ragno totalmente occupato a districarsi tra tanti fili da lui stesso prodotti con la saliva oppure un geco che manca poco e ci fa un boccone, alcuni volumi di narrativa in verit\u00e0 non troppo voluminosi sebbene tali, pare, da riempire il mio attuale vuoto esistenziale. Sbirciando, mentre vado scrivendo, scopro che uno ha per titolo Madame Bovary (mai sentita nominare), un altro parla di Bouvard e P\u00e9cuchet (chi diavolo saranno), il terzo si occuperebbe di Educazione sentimentale (ma io sono troppo arrugginito per simile argomento, pi\u00f9 appropriato a ragazzi nel periodo dell\u2019adolescenza). D\u2019istinto mi volto dall\u2019altra parte e inquadro appunto un quadro di quando solevo andare per valli a dorso di mulo e un certo Burri volle che posassi per lui. Attratto da non so bene cosa \u2013 forse gli occhi languidi del mulo o forse la baita che mi sta alle spalle in lontananza tanto da non distinguersi se sia una baita o un rifugio alpino \u2013 ritorno nel mio solito stato di quiete. Tutt\u2019intorno ovviamente cinguettano uccelli di varie specie, alcuni dei quali hanno trovato conveniente nidificare sul tetto di questa mia magione. Pi\u00f9 spesso di quanto non si pensi vengono a riposarsi su quel tetto aironi e fagiani i quali cominciano a tubare per richiamare il compagno o la compagna senza che per\u00f2 la cosa mi disturbi. Frattanto i ciocchi nel camino bruciano, crepitano avvolti dalle fiamme sempre pi\u00f9 felici di ridurli in cenere, finiscono a ben pensarci addirittura con lo sprigionare faville. In tanta atmosfera rilassante, di tutto riposo, ecco che mi addormento. Riprender\u00f2 la narrazione appena sveglio. Sono, adesso le quattro del mattino. Fuori \u00e8 ancora buio. Solo il cielo \u00e8 rischiarato dalle stelle (alcune filanti, tante altre immobili bench\u00e9 si dica che si stiano allontanando le une dalle altre e chi sa dove, in che vuoto, andranno a finire a meno che non debbano spegnersi del tutto prima di scomparire risucchiate in altra parte del cosmo). Tutt\u2019intorno silenzio tranne un raglio in risposta a un nitrito o il gemito di un tronco definitivamente divorato dai tarli che si abbatte, esausto, sulla nuda terra di cui \u00e8 fatto il sentiero. Quale sia questo sentiero e dove adduca \u00e8 ancora presto per dirlo; finirebbe la sorpresa, il coup de th\u00e9\u00e2tre. Sono infatti uno che si trincera dietro l\u2019anonimato, non scopre le carte a meno di esservi costretto. Nella situazione in cui mi trovo, per\u00f2, non corro rischi; a chilometri di distanza non c\u2019\u00e8 segno di civilt\u00e0, n\u00e9 rifiuti n\u00e9 insegne, n\u00e9 linee telefoniche n\u00e9 elettriche. E nemmeno un bar volessi dissetarmi o prendere una sbornia. Debbo ritenere che il mio attuale stato di isolamento volontario, il sopore dopo la tempesta, sia dovuto al pienone fatto di ogni cosa da me, uomo un tempo asciutto adesso con un po\u2019 di epa. Se ci\u00f2 sia da attribuire agli hamburger frettolosamente ingollati durante tutti gli anni che sono stato scapolo \u2013 e tuttora sono scapolo \u2013 non ci giurerei considerato i chili di cipolle, le salsine, le fettine di formaggio sgrassato, le pillole energetiche di cui mi sono nutrito (niente tabacco; donne a giorni alterni; tutt\u2019al pi\u00f9 durante la settimana qualche birra): tutta roba che aiuta a tenere la linea. Certo, il sabato sera \u00e8 stato diverso; febbre da sabato sera. Si passa dalla balera dove si balla il liscio (per cominciare) a una sosta nel bar per un doppio Martini e un paio di olivette. Si va quindi a tutto gas e a bordo della decappottabile (compresa radio a tutto volume e con il vento in poppa che fa schizzare ancora di pi\u00f9 la Studebacker) verso il drive in per mettersi comodamente sdraiati \u2013 io e la pupa appena imbarcata, incontrata nel pub che beve come una spugna \u2013 a vedere quanto succede nello schermo mentre io e lei ce la spassiamo. Giova a questo punto ricordare \u2013 ovviamente a me stesso \u2013 di quella volta che due poliziotti, giunti in sordina, quasi mi accecarono, mi puntarono l\u2019arma, mi frugarono le tasche dopo avermi fatto scendere dalla macchina, mi trovarono senza patente (ma solo perch\u00e9 nella fretta di lasciare l\u2019angustia del tinello dove facevo gli ultimi preparativi: rigorosamente l\u2019ultimo tocco ai capelli brillantati avevo dimenticato di prenderla). In verit\u00e0 era successo pi\u00f9 di una volta, mai per\u00f2 che fossi beccato. Quella volta invece la serata fin\u00ec male malgrado avessi vinto una cospicua somma al bingo. Mi infilarono dentro il cellulare. Mi fecero il lavaggio del cervello: \u201cChi sei, dove vivi, che lavoro fai, com\u2019\u00e8 che parli appena appena l\u2019inglese, e chi sono i tuoi amici\u201d. Io di referenze ne avevo poche, tutt\u2019al pi\u00f9 quelle del mio datore di lavoro: un omone dagli occhi buoni che mi trattava come un figlio, per il quale facevo il venditore di macchine usate lungo una delle strade pi\u00f9 commerciali di Los Angeles che solo per decenza non menziono. Andavamo cos\u00ec d\u2019accordo e d\u2019amore che spesso mi ricompensava con confezioni di bottiglie di birra ma sotto sotto mi passava una busta con un bel mucchio di dollari. Era fatto cos\u00ec. Soffriva di timidezza (e di solitudine, non si era sposato forse perch\u00e9 troppo grasso e forse perch\u00e9 pure impotente). Ci\u00f2 deduco perch\u00e9 prendeva pasticche di vario tipo traendole da una mezza dozzina di flaconi che teneva in ufficio alcune delle quali promettevano alte prestazioni se prese. Mi risulta per\u00f2 che queste prestazioni non le ebbe mai, o meglio diciamo non ebbe mai a parlarmene, cosa che avrebbe fatto visto il rapporto tra paterno e filiale tra di noi. Si potrebbe obiettare. Ma quando mai un padre ha fatto simili confidenze a un figlio (e viceversa), si tace sempre tra di loro sugli aspetti intimi dell\u2019esistenza se addirittura non si nega persino l\u2019evidenza. Fatto sta che in quattro anni passati con lui a vendergli le macchine usate (andavano forte le Pontiac) non mi fece se non raramente cenno a qualche scappatella innocente risoltasi con appena un bacio. Beh! di baci effettivamente era avido e perch\u00e9 gli riuscissero meglio soleva guardarsi allo specchio. Tra una contrattazione e l\u2019altra \u2013 gi\u00e0 per\u00f2 iniziata da me ed arrivata a buon punto \u2013 storceva la bocca, sembrava facesse boccacce ed invece erano tutte prove per il caso gli fosse capitato di darne. Tutto qui. Poi questo mio datore di lavoro mor\u00ec, di colpo, lasciandomi sul lastrico e perci\u00f2 senza neanche la possibilit\u00e0 di poterlo offrire come referenza. In conclusione la polizia mi port\u00f2 dentro, mi presero le impronte \u2013 cosa non avvenuta nemmeno al mio ingresso negli States come clandestino passando dal confine con il Messico \u2013 , mi fecero una foto di prospetto e una di profilo, mi accusarono di atti osceni in luogo pubblico e mi diedero il foglio di via. Io per\u00f2 non me ne andai subito. Continuai a vendere macchine, dopo un breve periodo di disoccupazione passato a leggere libri di John Fante e a sognare di finire anch\u2019io a Hollywood. \u00c8 vero che avevo un naso come quello dell\u2019attore Cagney e perci\u00f2 sembrava che guardassi in cagnesco; per il resto per\u00f2 ero ben fatto e perci\u00f2 avrei potuto aspirare ad apparire in qualche particina. \u00c8 per tale motivo che quando mi trovavo a trattare con un acquirente meno straccione degli altri domandavo se per caso non conoscessero qualcuno del giro. Purtroppo mai una buona notizia, un\u2019occasione da non lasciarsi sfuggire, buttati via i quattro anni di cui ho detto. Anzi una sfortuna senza pari. Si pensi infatti. Un giorno mi manda a chiamare l\u2019ufficio di collocamento. C\u2019\u00e8 chi cerca un tipino in gamba, scuola media; di lingua sciolta (non importa se contaminata dalla lingua usata nel suo paese perch\u00e9 in questo momento fa chic). Dovr\u00e0 sottoporsi a un provino. Mezzo dollaro a clic. Prima vestito di tutto punto, poi nudo. Il posto \u00e8 quello del guardarobiere per una casa cinematografica (non mi dissero quale ma sospettai fosse la XX Century Fox). Orario 8-20 con un\u2019ora di intervallo (esattamente uguale a quello praticato nei saloni all\u2019aperto per la vendita delle macchine usate). Pranzo alla mensa (pranzo tanto per dire perch\u00e9 il men\u00f9 prevedeva hot dogs, hamburger e patate e solo la domenica chili di carne se il tuo turno prevedeva il lavoro di domenica). Come che sia non se ne fece niente in quanto per errore avevano invitato anche un altro, un armeno che vidi uscire mentre io entravo in campo. Si scusarono, ma io che me ne facevo delle loro scuse. Avevo cominciato a sperare che una volta entrato nel guardaroba sarei finito sicuramente \u2013 data la mia capacit\u00e0 nel camuffarmi \u2013 in uno degli interni dove si era girato un pezzo di Via col vento. Adesso invece non mi restarono che gli occhi per piangere. E piansi come un bambino cui sia sfuggito di bocca il biberon. Il resto \u00e8 cosa nota, l\u2019ho scritto altrove. Meglio allora ritornare nella mia baita di montagna per smaltire la voglia di non esserci temporaneamente in questo mondo; godermi il silenzio e qualche lampo (con la speranza che arrivi il lampo di genio). A quel punto torno in Messico, attraverso di nuovo clandestinamente il confine e tento la carta della cinematografia. Ormai le referenze ce l\u2019ho, non mi manca la capacit\u00e0 di recitare perch\u00e9 ho seguito un regolare corso a Cinecitt\u00e0, l\u2019ambizione \u00e8 cresciuta a dismisura. Fui aiutato dalla fortuna (e poi dicono la fortuna!). Ebbi un incidente con la Studebacker, colpa mia. Al volante dell\u2019altra macchina c\u2019era Shelley Winters. Mi prese a ben volere, mi present\u00f2 a un paio di produttori. Ed \u00e8 cos\u00ec che entrai nel gotha degli attori pi\u00f9 famosi dovendomi soltanto lamentare che da quel fatidico giorno in poi la mia biografia venne falsata di necessit\u00e0, cos\u00ec come il mio nome e cognome.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #0000ff;\">Ignazio Apolloni <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Convinto di avere fatto il pieno, dai viaggi ai piaceri della gola cui avevo attribuito il massimo dei significati per una vita ben spesa, mi stavo adagiando, lasciando andare sempre pi\u00f9, su un letto provvisto di un materasso di piume d\u2019oca e un piumone. Di fronte, un camino che riscalda la stanza; alle pareti fotografie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-178","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=178"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":179,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178\/revisions\/179"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=178"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=178"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=178"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}