{"id":186,"date":"2014-09-12T19:15:39","date_gmt":"2014-09-12T17:15:39","guid":{"rendered":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/?p=186"},"modified":"2014-09-12T19:34:55","modified_gmt":"2014-09-12T17:34:55","slug":"palermo-riflessioni-su-un-passato-remoto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scrittori.natscammacca.info\/ignazioapolloni\/2014\/09\/12\/palermo-riflessioni-su-un-passato-remoto\/","title":{"rendered":"Palermo: riflessioni su un passato remoto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201868 arriv\u00f2 a Palermo come l\u2019urlo di una sirena. Come una serie di scosse telluriche ad alta risonanza magnetica. Pi\u00f9 veloce e dirompente del saettare della lingua di un serpente a sonagli. Quelli che erano stati docili o indolenti divenne\u00acro insolenti e irrispettosi della gerarchia. Lanciarono sul tappeto, sul manto stradale, i propri dadi in segno di sfida. Si sgolarono al grido di abbasso i tab\u00f9. Inventaro\u00acno megafoni ad amplificazione differita. Riuscirono a pizzicare le corde dell\u2019essere pi\u00f9 di quanto non avessero fatto Paganini e Chopin con il piano e il violino. Nove\u00accento anni circa non erano bastati a sradicare il fatalismo dell\u2019Islam. La sottomissione e la soggezione al patriarca o al padrone; la fuga nei meandri dello spirito lacerava\u00acno, ancor prima di nascere, la ribellione all\u2019ordine costi\u00actuito. L\u2019ordine voleva che si facesse la riverenza gi\u00e0 al maestro di scuola. Si baciava l\u2019anello o si baciavano le dita di questo o di quello con la stessa naturalezza. Mai nessuno che avesse dato un morso alla mano. Eppure un giorno sopravvenne il \u201868 a dire basta! Ero stato a New York e a Los Angeles tra il \u201861 e il \u201865. Avevo sentito alla radio, quasi in diretta, dell\u2019assassinio di Kennedy. Se nel \u201829 era crollata la borsa gettando nella disperazione i piccoli risparmia\u00actori quelle pallottole ora gettavano nello sconforto, nel panico, l\u2019intera nazione americana. Ci fu tuttavia uno scatto di orgoglio. Bianchi e neri, emigrati e meticci, indios e creoli si legarono in un patto. D\u2019un tratto si rinsald\u00f2 la coesione frantumata. L\u2019America ritornava ad avere un ruolo primario nella Storia del XX secolo. Il Sud d\u2019Italia soffriva di ritardi storico-ancestrali. I borboni spagnoli pi\u00f9 che quelli francesi; i Savoia pi\u00f9 dei vari Massimiliani: i gerarchi dello Stato unitario e fascista alimentavano la sonnolenza con il perpetuare la condizione contadina come espressione ed emblema della cosiddetta Questione Meridionale. Nel pi\u00f9 pro\u00acfondo del sud persisteva il latifondo con le sue gabelle. Della Palermo dei Florio era rimasto soltanto il Cantiere Navale con i suoi 5000 schiavi e portatori d\u2019acqua. Irruppe il \u201868 francese come un maremoto. Onde larghe, possenti, incalzanti. Onde lunghe. Un po\u2019 tutti in questa citt\u00e0 si sintonizzarono con Nantes e poi con la Sorbona. Partirono alcuni, con zaini e chitarre. Altri innalzarono la bandiera della libert\u00e0. Jan Palach fu assunto a simbolo ed eroe. Si scoperse il gusto di far chiasso, di far tardi. Ma soprattutto quello di far sentire la propria voce. Mi incaricarono di costituire l\u2019ARCI provincia\u00acle. Scopersi d\u2019un tratto aedi come Ignazio Buttitta e cantanti pop come Rosa Balistreri. Li portai a Ustica perch\u00e9 popolassero il silenzio gravido soltanto della voce pensosa di Gramsci che l\u00ec aveva sofferto il carcere e l\u2019esilio. Vennero a recitare le loro poesie (o a leggere quelle di poeti pi\u00f9 famosi di loro) Nat Scammacca, Pietro Terminelli e Crescenzio Cane. L\u2019isola, un tempo rifugio di pirati, cominciava a conoscere l\u2019entusiasmo per essere parte di un popolo di diseredati in movimento verso la felicit\u00e0. Mai pi\u00f9 si parl\u00f2 di felicit\u00e0 in quel mitico \u201868. Fu un fiorire di gruppi teatrali e di spettacoli underground. Ricordo il Living Theatre con la nostal\u00acgia degli anni giovanili. Ricordo altres\u00ec la forte influen\u00acza che ebbe l\u2019avanguardia polacca nella recitazione o nella gestione del corpo sulla scena. Di quelle esperien\u00acze travolgenti e cariche di una simbologia difficile da afferrare, ma che ti afferrava alla gola mozzandoti il fiato, fecero pasto e pane Michele Perriera, Beno Mazzone, Anselmo Calaciura e il primo Salvo Licata. Solo la necessaria sintesi mi impedisce di citare altri, ma farei un torto ad Arturo Grassi o Giovanna Bongiorno se non ne evocassi l\u2019impegno in quella che si present\u00f2 come originale .forma di teatro rivoluzionaria. Altro discorso per il cinema. Mentre ancora l\u2019azione politica era minoritaria e i grup\u00acpi non erano diventati gruppuscoli, introdussi, nel circuito alternativo alla distribuzione com\u00acmerciale, i film di Esenin o di Fritz Lang (tanto per dirne alcuni). Nessuno, che si sappia, aveva visto La corazzata Potemkim o Metropolis. Fu un successo smisurato la proiezione di questi capolavori: accompagnata da scroscianti batti\u00acmani. L\u2019indomani un po\u2019 tutti avrebbero voluto fare qualcosa di nuovo per cambiare la Storia. E la Storia cambi\u00f2 a dispetto di tutto. Prima nel campo del costume; poi nella cultura; ancora dopo nel modo di intendere la politica. I comitati di base. Il femminismo. L\u2019au\u00actogestione. Un legame forte fra sindacati e partiti (molto prima che la degenerazione trasfor\u00acmasse i primi in cinghia di trasmissione dei secondi) furono termini correnti e pieni di gran\u00acde valenza sociale. La societ\u00e0 and\u00f2 evolvendo rapidamente verso forme di aggregazione di interessi sempre pi\u00f9 prossimi a quelli di stampo europeo, e sempre meno vicini a quelli dei paesi del vicino e Medio Oriente. La moda dal canto suo sleg\u00f2 i lacci dello stereotipo donna con gonna e maglietta, vesten\u00acdola di eskimo o jeans, tale e quale un maschiac\u00accio. Si part\u00ec sempre pi\u00f9 spesso in autostop, e per una forma di difesa ancora necessaria, in cop\u00acpie. Non pass\u00f2 molto tempo ed a partire furono sempre pi\u00f9 spesso ragazze sole o in compagnia di altre donne. Conquistarono comunque, i gio\u00acvani e le giovani, sempre nuovi primati nelle professioni: con particolare riguardo a quelle artistiche, teatrali, letterarie (e qui non posso non pensare al celeberrimo Porci con le ali della Ravera). Rinnegare la plus-valenza costituita da una visione e una interpretazione marxistica della storia (come si fa sempre pi\u00f9 frequentemente, sia pure con intenti dissacratori o provoca\u00actori) non rende giustizia a chi ha voluto trasfor\u00acmare massicciamente e velocemente in \u201cocci\u00acdentale\u201d il corpus della societ\u00e0 palermitana. Con soddisfazione dico che non soltanto sono stati cancellati, nel tempo, dal vocabolario cor\u00acrente parole come latifondo o come mafia, ma che vi hanno fatto ingresso termini come \u201ctolleranza\u201d verso il diverso e \u201csolidariet\u00e0\u201d nei con\u00acfronti di chi soffre di una delle tante espressioni della miseria o della solitudine. E per questa parte del mondo che ha conosciuto l\u2019ignominia della Santa Inquisizione non \u00e8 poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #0000ff;\"> Ignazio Apolloni <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u201868 arriv\u00f2 a Palermo come l\u2019urlo di una sirena. Come una serie di scosse telluriche ad alta risonanza magnetica. Pi\u00f9 veloce e dirompente del saettare della lingua di un serpente a sonagli. Quelli che erano stati docili o indolenti divenne\u00acro insolenti e irrispettosi della gerarchia. 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