Addio Crescenzio Cane, l’ultimo bohémien
Addio Crescenzio Cane, l’ultimo bohémien
Addio Crescenzio Cane, l’ultimo bohémien
POCO prima delle lezioni regionali aveva palesato la sua cecità. Lo fece lamentando di non voler votare perché il Comune non era dotato del lettore ottico che gli avrebbe consentito di fare a meno dell’accompagnatore. Crescenzio Cane, scrittore e pittore, è morto venerdì sera a Palermo, nella sua casa di Borgo Nuovo, a 82 anni. Amico di Leonardo Sciascia, che apprezzava i suoi dipinti al punto da lanciarlo come pittore organizzando la mostra alla Galleria Arte al Borgo, Crescenzio Cane fu il creatore del termine “sicilitudine”, erroneamente attribuita allo stesso Sciascia. «La sicilitudineè una condizione dello spirito – disse Cane – che scaturisce dalla paura e dalla solitudine che ti assale vivendo in Sicilia».
Una vita di stenti la sua, famiglia numerosa, tanta fame e la lotta per la casa. Cosicché la sua pittura, graziea Sciascia, potè diventare una fonte di sostentamento. La mostra organizzata dall’amico scrittore fu un successo: le sessanta tele furono tutte vendute. Era il 1972. «Quando mi ritrovai nelle mani i tre milioni e mezzo di allora mi sembrò incredibile». Militante nell’Antigruppo, che riuniva artisti d’avanguardia estrosi e ribelli, fu polemico con il Gruppo 63 («mi hanno sempre snobbato») ma non con Nanni Balestrini che lo aiutò a pubblicare i primi libri. Andava fiero della dedica che Cesare Zavattini gli fece su un acquerello: «Non so se c’è un po’ di padanitudine come nei tuoi c’è la sicilitudine».
Una frase che lo commuoveva.
